In compagnia il viaggio è più bello!

Se volessi parlare di te, che cosa dovrei dire?

Avrei tante parole per descrivere chi sei, eppure non ce n’è nessuna che si adatta alla mia idea di te. Qualcosa di unico e speciale.

Quanto tempo è trascorso, da quando non sentivo tutto questo. A volte credevo di averlo dimenticato, a volte invece ritornava. Non so se sia giusto, corretto o sbagliato. So solamente che è qui. 

Quante volte ho raccontato a me stessa che non avrei più voluto rivivere tutto questo. Tante di quelle volte ho ripromesso a me stessa che invece l’avrei rivissuto. 

Sapevo che qualcosa stava cambiando, sapevo che la mia ruota stava iniziando a girare per il verso giusto, sapevo anche, e ci credevo con tutte le mie forze, con tutta me stessa, che prima o poi quegli occhi sarebbero apparsi davanti a me. Li avrei riconosciuti, li avrei visti la prima volta e non me li sarei più dimenticati. 

Un sorpresa continua. Eppure quando guardo dentro quegli occhi, mi sento al sicuro. Mi piace perdermi tra i pensieri, se ti dovessi raccontare cosa penso, non ne sarei in grado, perché sono pensieri vuoti, non ci sono parole, solo emozioni. È un viaggio strano il nostro, iniziato per caso e nato ancora più casualmente. Chi avrebbe mai detto che eri così, chi avrebbe mai pensato che dietro a quei modi di fare, c’eri tu. Vorrei raccontarti le mie parti più buie, so che lo farò, alcune le conosci già, a volte credo che tu le debba sapere, a volte invece penso che sia inutile, non ne capisco il senso. Non so se abbia un senso farlo, se possa aiutarti a capire o ti possa allontanare da me. Penso però, che non sia questo il problema. Forse non è solamente il momento per lasciarle uscire. 

Quante volte ho scritto di voler rivivere il sentirsi bambina. Quando sto con te ritrovo quella parte di me, che per tanto tempo ho lasciato chiusa, rintanata in un luogo in cui non potesse sentire ancora quel dolore. Era un modo per proteggerla, per proteggermi. Ma se adesso sono così, è perché evidentemente ormai quella bambina, che moriva di paura, forse un po’ di coraggio l’ha ritrovato. Comincia a comprendere come le persone possano essere buone, non solo cattive, non per forza sono pronte a farti male. Metto in conto però la possibilità che di male ce ne faremo, senza di quello non potremmo mai capire il bene che ci faremo, è tutta una questione di equilibrio. Tutto l’Universo di basa sull’equilibrio tra gli opposti, come potrei mai pensare di vivere senza un oscillare da una parte all’altra; credo che questo sia il bello della vita. Quante paure ancora ci sono da affrontare, quanti ostacoli ancora dovrò superare e quante nuove sfide apriranno dentro di me ferite che pensavo superate. Così funziona, questo è il gioco più bello. Sono riuscita a capire tutto questo con il mio tempo, con il mio comportamento, sbagliato e giusto che sia. Ne ho fatti tanti di errori, ma ho anche subito decisioni, è tutto un insieme, il tutto che diventa uno. 

Adesso quella bambina c’è, io la vedo, sta lì buona, non crea troppi disturbi; delle volte mi piace immaginarla dentro un giardino che gioca, finalmente! Non che prima non lo facesse, ma io non ero in grado di vederla, di coccolarla, sentivo la sua presenza ma non le permettevo di darmi quella parte di lei che invece bramavo e cercavo in altro. Adesso ho imparato da sola a cercarla e coccolarla, a darle ciò di cui ha bisogno; mi è capitato di pensare che fossi egoista, ma poi ripensavo a tutto e con il suo cuore in mano mi sono detta di esserlo. Per una volta ho deciso, non riesco a immaginarmi nuovamente in quella situazione. E forse tutto questo è servito proprio a questo, a trovare quell’amore perduto, sepolto e nascosto che sapevo esserci, ma non volevo vedere. 

Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima, i miei sono un libro aperto, per chi vuole leggerli. Non obbligo più nessuno, lascio entrare e uscire chiunque, non mi impongo, tanto meno provo a trattenere, non sono più in grado di farlo. Non so se ho fatto passi avanti o indietro, per quel che mi riguarda, non me ne può fregar di meno. Lascio fare, so prendere le mie ferite e andare avanti in caso di cattiverie, ma so anche prendere le mie gioie in caso di bontà. 

“Vorrei poter eliminare il dolore dalla vita delle persone”. Non si può eliminare, ci si impara a convivere, ma anche questo è sbagliato. Bisogna imparare a superarlo. Superarlo e non eliminarlo, o far finta che esso non esista. È un bagaglio che verrà con me per tutta la vita. Ogni tanto viene a bussare alla mia porta, prima sbraitavo, piangevo, mi arrabbiavo con il mondo, mi chiedevo perché a me, pensavo di non essere abbastanza e per questo portavo quel fardello. Poi è diventato uno scudo, un’armatura che mi proteggeva dal mondo, o almeno così credevo, perché alla fine sotto altre forme ricompariva. Dopo tanto tempo ancora, ho capito che non dovevo né ignorarlo né usarlo come punto di forza. Doveva essere solo un bagaglio da portare dietro, a cui ogni tanto pensare, senza rancore, usarlo solo per ricordarmi che, non sarò io la persona che farò provare un dolore così a qualcuno. Così molte maschere caddero, ricominciarono le emozioni, riiniziò la vita. 

Chissà se la pelle d’oca che ho in questo momento è per l’aria fresca che c’è quest’oggi o per questo sentire leggiadro dentro, dovuto al ripensare dolce di tutto questo viaggio. Non avrà mai una conclusione. E se gli occhi si riempiono di lacrime, allo stesso momento nasce un sorriso; e se il cuore comincia a pulsare più forte  e il nodo alla gola ritorna. Hai mai pianto di gioia? Non perché un qualcosa ti ha fatto ridere a crepapelle, hai mai pianto perché quello che sentivi dentro di te era gioia pura? Io no.

Voglio sapere cosa si prova, peccato solo che non si possa programmare. O forse è meglio così ed il bello non sarà mica questo? Lo saprò apprezzare proprio perché non saprò quando accadrà. Chissà se accadrà…

Devo preparare i bagagli, devo preparare i documenti, i giorni passano e il tempo che rimane è poco. La mia nuova vita sta per iniziare. L’ho voluta, desiderata e ottenuta. Ho dato tutta me stessa per ricrearmi da zero. Quando quel fondo sembrava impossibile da risalire, lo riguardi dopo tanto tempo, forse prima avrei gioito, esclamato qualcosa o mi sarei sentita dio, questa volta no. Questa volta sapevo già dentro di me come sarebbe andata. Non mi sarei fermata. Questa volta guardo quel fondo e sorrido, mi volto e proseguo la mia salita, ogni tanto mi piace soffermarmi e pensare: “Se mi fermassi ora come starei?”. Ma poi succede qualcosa che mi fa riprendere la scalata e così ricomincio. Con nuovi orizzonti da vedere, nuovi obbiettivi da raggiungere e nuovi occhi da conoscere. Non credo riuscirò mai più a fermarmi, ormai ho conosciuto quanto è bello il nuovo, è diventato la mia nuova droga, senza tutto ciò non mi sentirei più viva. E se riuscirò a proseguire questo viaggio in compagnia, sarà ancora più emozionante.

Quando arriverà quel giorno, le uniche parole che dirò:

“Io almeno la mia vita me la sono vissuta!”

uomo-sale-scala-stelle

Annunci

Qualcuno mi disse…

Qualcuno mi disse…

“Che non sarei stata in grado”. Ed io gli credetti. Un ricordo indelebile che una sera di fine luglio, una bella e romantica notte d’estate, nitido nella mia mente, restava lì fermo, come se volesse suggerire qualcosa. Una tensione corporea, vibri dentro con onde che non ti appartengono. Quel ricordo ondula delicato. Ti abitui al suo ritmo, ti lasci trasportare da quel momento e cominci a deliziarti di tutto ciò. Il tuo volto si rilassa, i tuoi zigomi si abbassano in segno di arresa, le tue labbra che si allargano ai lati. Quante piccole cose fa il nostro corpo senza che ce ne rendiamo conto, basta un sol pensiero e tutto intorno a te può cambiare. Io e te, insieme, dentro un corridoio di una scuola media. Una scena, una delle poche che la mia memoria riesce a regalarmi, che mi serve oggi. Un pomeriggio di primavera, le scuole stavano per terminare; io e te insieme come sempre. Sei sempre stata il braccio più forte su certe cose della vita. Ti ammiro per tutto questo! Anche quel giorno c’eri tu con me. Mi dissi “Devi farlo!”. Sono state le parole che più mi sono entrate dentro. Oggi eri con me. Mi dissi “Fin dalle medie!”. Non ci sono stati anni più belli, di tutti quelli passati insieme. Oggi era come quel giorno, averti lì con me è stato il regalo più bello che la vita potesse farmi. Non sono parole di comodo, né tanto meno messe lì insieme solo per dire due parole carine. No, questa volta ti sto scrivendo con il cuore in mano; dopo oggi posso dire:

“Posso farlo!”

Qualcuno mi disse,

“Puoi anche fallire una volta!”. I miei occhi si riempirono di lacrime in quel momento. Sdraiata su quel letto che non era il mio. La tristezza dentro che accompagnava le tue giornate, sembravano un inferno. La mente era quasi esaurita. Volevi solo sentirti coccolata un po’. Volevi quella tenerezza che tanto vorresti sentire sulla tua pelle. Ma quella volta non ci fu. Eppure tu non reagisti, rimasi lì rannicchiata in te stessa, le tue coperte fin sopra il viso; chiusa la telefonata hai lasciato andare tutto ciò che ti tormentava. Una breve telefonata, che ti entra dentro come se una frase avesse racchiuso tutto ciò che per una vita non hai voluto vedere. Il fallimento in tutto. Per eliminare il tormento, hai spinto al limite te stessa. Una guerra continua, che non terminava mai, l’ossessione di fallire. Con tre parole, le uniche dette in tutta la conversazione, che mi sono rimaste impresse. Ho cancellato tutto. Intorno a me il vuoto, dovevo solo riuscire a capire quale fosse la strada da seguire. Alla fine la mia strada la trovai. Ci camminai sopra fiera di me. Il cambiamento, di cui avevi tanta paura, è finalmente arrivato. È dentro di te, lo percepisci. È la prima cosa che hai detto non appena hai messo piede nella tua città. Non ti riconoscevi più. Sei stata male in quei due giorni, non hai voluto cercare nessuno. Sei rimasta con te. Nonostante la presenza, sai di aver fatto tutto da sola. Questa volta il fallimento non c’era. Qualunque cosa succeda, tu non hai fallito. La forza l’hai trovata dentro di te. C’era ma, sapevi che dovevi cercarla dentro di te. Questa è la tua vittoria. Dopo oggi posso dire che:

“Io non fallisco mai, al massimo cambio strada!”

Qualcuno mi disse…

“Non potrai mai sapere”. Che saggia verità. Non si potrà mai sapere tutto della vita, tanto meno di una materia che puoi studiare anni immemori. Non c’è mai fine alla conoscenza. Qualunque cosa si impara, anche nella normale routine. I gesti sembrano ripetitivi ed è così, ma ci sarà sempre quel minimo dettaglio che cambierà qualcosa, e da quel piccolo cambiamento, avrei incamerato nuove informazioni. Non potrò mai sapere, fin quando io decido di non sapere. Anche questo percorso è giunto al termine, nel suo modo. Non sai come, ma comunque una parola fine andrà scritta. Ti mancherà il tuo pensiero, la tua abitudine, le tue gioie e i tuoi dolori. Ritorni indietro allora, a quel fatidico giorno, in cui presi la tua decisione. Cominciasti un percorso lodevole. Hai fatto i tuoi inciampi, all’inizio ti riprendevi bene, poi la stanchezza e lo stress sono arrivati. Le strade erano più difficili, le prime volte riuscivi in qualche modo a riprenderti. Alla fine hai mollato. In quel vuoto hai mollato tutto quanto. Ti sei dimostrata per quello che sei, una persona. Da giorni rifletti su te stessa e cerchi di capire che cosa si muove dentro di te. Ogni volta però, non riesci a trovare i motivi. Questa volta te ne freghi altamente, ogni momento adesso, ha un significato. Lo stai cogliendo. Piano piano i pezzi del puzzle tornano al loro posto. Eppure questa volta sembrano più leggeri. Cerchi di trovare le parole giuste, ma non le trovi. Sei confusa e allo stesso tempo confondi. È difficile starti dietro, non ci si riesce. Riesci a vedere ogni singolo momento con altri occhi. Trovi il bello nel brutto. Il sapere non è solo quello che qualcuno vuole insegnarci. Il sapere è anche saper imparare dai propri errori. Guardarli con occhi dolci e accarezzarli. Riporli al loro posto, dove questa volta non faranno più male. Saranno lì, ma non saranno un peso. Dopo oggi posso dire:

“Imparo, prima da me!”

Qualcuno mi disse…

“Non sarai mai affettuosa”. Ed io gli credetti. Eppure questi ultimi giorni hai cercato proprio questo. Affetto. Che brutta parola. Dobbiamo catalogare per forza. Nel suo significato ideale è una parola bellissima, ma nel significato che spesso noi gli attribuiamo, è così poco apprezzata. Perché dobbiamo dare una spiegazione anche a questa parola. Cercando di catalogare i modi di esprimersi verso qualcuno. Era divertente oggi spiegare la differenza tra “Mi piaci”, “Ti voglio bene” e “Ti amo”, ad una persona che per cultura conosce solo “Mi piaci” e “Ti amo”. Come si fa a spiegare fino a quanto ti piace una persona, quanto puoi volergli bene oppure se si ama veramente una persona. Io non voglio il discorso generale. Io voglio quello che mi sento dentro. Non sono in grado di parlare per me, tanto meno sono in grado di spiegarti le loro differenze. Una persona è una persona punto. Non si deve parlare di questo. Il vero affetto non si è in grado di descriverlo. Nasce da dentro. Una cenetta di rientro tardi sotto cassa. Ti accomodi e inizi a mangiare. Parli del più e del meno. Racconti e ti diverti. Passi quell’oretta insieme per lasciare andare libera la mente. All’improvviso delle parole, che non ti avevano mai risuonato prima d’ora. Qualcosa non torna. Ti appoggi con la testa sulla sua spalla, come una bambina. La carezza che tanto volevi finalmente arriva. Entri un attimo in te e pensi di non averlo mai fatto in vita tua. Tu avevi paura di fare il gesto più naturale del mondo. Hai sorriso e tutta la stanchezza ha preso il sopravvento. È giunta la fine della tua giornata. Ti avvii. Dopo oggi posso dire:

“Ho fatto il gesto più romantico del mondo”

Nessuno disse più nulla. Questa sera ho deciso di parlare io. Seduta su una sedia, con una sigaretta in mano, il buio completo dentro la stanza e guardare il nulla. Gambe distese e testa all’indietro, per godersi quel venticello leggero che c’è lì proprio alla finestra, con la serranda tirata quasi fino a giù. Ripensi a tutto quello che hai fatto fino ad oggi. Non è un pezzo di carta a dire chi sono. Non è una persona ad impedirmi di parlare. Non sarà ciò che credo ad impedirmi di sentire. 

Il bello di tutto questo è, come vada non lo so: “Sono orgogliosa di me!”

libertà

Non un addio, ma un arrivederci…A Settembre!

Salve Vita,

Oggi le vorrei raccontare qualcosa, qualcosa di magico e infinito. Sa, oggi è il mio ultimo giorno qui nella città di Monaco; ultimo giorno in cui mi sveglierò la mattina, farò la mia colazione, la mia doccia, la mia passeggiata mattutina per prendere il tram, il mio caffè “Mitnehmen”, la mia postazione fissa in biblioteca, il mio appuntamento del tardo pomeriggio con degli amici speciali e infine, mi mancherà la mia passeggiata notturna per rientrare a casa. Mi mancherà imprecare per la pioggia improvvisa o per tutti gli autobus notturni persi.  Mi mancherà il signore della biblioteca che rimprovera chiunque per mantenere la tranquillità nel luogo, mi mancherà svegliarmi la mattina, imprecare contro le persone per la loro delicatezza nel muoversi e il non poter dormire. Mi mancherà il mio caffè pomeridiano seduta davanti alla grande vetrata, che quando c’è il Sole regala un paesaggio infinito. Mi mancherà la mia routine.

Sa, è incredibile come una persona riesca a crearsi una routine in poco tempo. Non tutti ci riescono, non è facile. Lasci la tua città, la tua routine, i tuoi amici e a volte anche amori, per un qualcosa di sconosciuto. Non sai come andrà e cosa ti aspetterà, potrebbe andar bene come male. Io, sono stata fortunata, o forse per una volta non è stata fortuna, sono stata io in grado di mettermi in condizioni di crearmi tutto questo. In meno di tre settimane, Lei mia cara, mi ha messo nelle condizioni più difficili in assoluto, mi ha fatto affrontare sfide con me stessa che non avrei mai pensato di dover affrontare. Quanti “Sti cazzi”, mi ha fatto dire in poco meno di tre settimane? Infiniti! Non è stato per nulla semplice, ho combattuto contro la vera me stessa. È stata una battaglia ardua. Eppure alla fine eccomi qui, che le racconto di come le sue belle sfide, mi hanno resa diversa, mi hanno permesso di crescere come persona. Mi hanno plasmato in un modo che mi piace.

Si ricorda come stavo qualche tempo prima di partire? Quante storie che facevo e quanta paura avevo di allontanarmi dal mio nido? Adesso non vorrei più tornarci. Adesso comincia la parte più divertente, perché se le prime settimane sono un inferno, quelle successive sono divertenti. E invece io lascio proprio qui. Sono triste, vorrei piangere e urlare al mondo che non voglio, ma il dovere mi chiama. Molti mi dicono vivitela come una vacanza. Ci provo, ma è difficile, mi sembra infinito un mese, ma alla fine sarà come è stato qui. Sembra un tempo infinito invece è volato e così sarà per il mese di agosto a Roma. Tra cui ci sarà anche una settimana di vacanza in Puglia. Volerà e presto tornerò di nuovo qui, ricominciando da capo. Quel ritorno però sarà diverso. Avrò degli amici che mi aspettano, avrò dei luoghi conosciuti in andare e nuovi posti da visitare. Insomma da fare ne avrò ed anche tanto.

Cara la mia Vita, avrei tanto da chiederle e tanto da dirle. So che tanto anche se stessi qui tutto il giorno a porle domande e cercare risposte, lei rimarrebbe sul vago, attenderebbe a rispondermi, perché, come suo solito fare, non è in grado di dare risposte immediate. Perciò questa volta, non chiederò nulla e non aspetterò risposte, che tanto arriveranno nel momento giusto per me. Però, mi permetta di dirle… “Grazie”… Per tutto ciò che mi ha regalato questo periodo, tutto ciò che mi ha fatto vivere e per le persone che ci sono state, che mi sono state vicine. Grazie per i regali che mi ha fatto in queste settimane. Sa, vorrei raccontarle di tutte le emozioni che sto vivendo in questo momento, passo dalla tristezza alla gioia nel giro di pochi secondi; ok, questo è abbastanza normale per me, ma anche questo è diverso questa volta. Le mie paure si sono avverate e sono state superate, le mie ansie si sono manifestate e sono state affrontate, le mie mancanze colmate. Quando dico questo ho dei brividi lungo i corpo, ciò vuol dire, tutto quello che le sto raccontando sono emozioni pure, vengono dal cuore e non dalla mente, non sono razionali o forzate. Se c’è qualcosa che ho imparato in queste settimane, è sentire fino in fondo tutto ciò che voglio e sento.

Cara Vita,

Che altro raccontarle? Che altro dirle? Quale altre emozioni potrei descriverle? Non sono in grado in questo momento. Le porgo ancora una volta i miei ringraziamenti. I grazie infiniti per avermi fatto trovare il coraggio di dire basta, mollare tutto e andarmene; le mie paure e le mie ansie portarle con me e superarle; riconoscere in una persona la volontà di farti sorridere, nei pregi e nei difetti, che vuole solo farti sorridere. Riconosce il tuo coraggio e ti fa vedere l’altro lato della medaglia, ti fa sentire che ne vali la pensa. Quante volte non ti sei sentita all’altezza? Quante volte hai rinunciato perché pensavi di non valere abbastanza?

Tutto questo, cara la mia Vita, mi servito proprio questo. Mi permette di dire: “Ne valgo la pena, valgo quel che sono in grado di fare, sono ciò che sono, con le mie paure, le mie gioie, le mie paranoie, le mie ansie, le mie voglie infinite di imparare e conoscere”.

Cara Vita,

Chiudo qui il nostro discorso, perché non vorrei stancarla troppo o diventare ripetitiva. Grazie per tutto quello che ha fatto per me finora. A modo suo mi ha permesso di capire tutto, o almeno quello che potevo comprendere fino ad adesso.

La ringrazio e m’inchino davanti a lei, le porgo i miei saluti e spero che presto ci rincontreremo ed anche questa volta le potrò dire grazie di tutto ciò che ha fatto, fa’ e farà per me. Spero di essere sempre pronta a cogliere ciò che vuole insegnarmi. E la prego, se qualora non fossi in grado di coglierlo, mi dia la possibilità nuovamente di provare.

La seconda possibilità non si nega mai a nessuno!

“A single thought of you….Made me fall in love”

In un giorno di pioggia, guardi fuori dalla grande finestra di questo palazzo immenso, simbolo interculturale della città, in cui sembra che tu abbia trovato il tuo spazio-tempo perfetto. Siedi ancora un po’, osserva ciò che c’è fuori da quelle mura. Tra le macchine che scorrono lungo la strada, la pioggia fitta che scende, il silenzio che ogni tanto viene interrotto da qualche leggero rumore della gente che va e che viene; la tua mente comincia ad osservare qualcosa, qualcosa che in realtà non c’è. 

Osservi un ricordo, un’immagine nitida nella tua mente. Una curva appena accennata nasce sul tuo viso. Ti senti un tumulto di emozioni, che ormai non sai neanche più tu come definire. Ma veramente vuoi dargli un nome a queste emozioni? 

Per una volta, lascia andare tutto questo, continua ad osservare. Ti senti bene, ma allo stesso tempo nervosa, è la normalità. Chiunque abbia fatto il tuo stesso passo lo ha provato, con le sue particolarità, eppure tu sei ancora qui, ed anche se alcune cose vanno storte, sei li che continui a credere, ad essere felice di quello che ti stai creando. A volte ancora pensi se è la scelta giusta, ed ogni volta che questo pensiero riaffiora sei lì pronta a guardarti intorno, vedi i piccoli dettagli di questa città, che ti ha accolto a braccia aperte, e finalmente sorridi. 

Delle volte piangi mentre sei da sola, nel tuo letto, coperta fin sopra il volto dalle coperte, che ti riscaldano in queste notti d’estate, che però qui non sono calde. Vorresti che quelle coperte fossero in realtà altro, ma datti tempo, arriverà anche quello. Per quanto tu voglia ancora convincerti che non vuoi qualcosa, è proprio qui il punto in cui devi gettare tutte le tue armi, e lasciare andare tutto quanto. Vorresti l’amore, vorresti conoscere il nuovo, perché sai bene che ogni amore è diverso dall’altro, con le sue sfumature, i suoi bisogni e i suoi momenti indelebili. Ma quanta paura ti mette tutto questo? Così tanta che ogni volta cerchi di rinnegarlo, di farlo sparire. A volte ritorna, o almeno ci prova; lui tenta ogni volta, ed ogni volta tu sei lì pronta a tirarti indietro. Nessuno ti corre dietro, tanto meno devi fare qualcosa che non ti senti di fare, ma comincia a guardare in modo diverso. Comincia a buttare giù quei muri che con tanta fatica hai tirato su, per difenderti ovviamente, ma che adesso cominciano piano piano a sgretolarsi davanti a te. Provi con tutte le tue forze a rimetterli in piedi, ma questi ogni volta ricadono, e allora perché continuare a lottare e sprecare energie, lascia andare. Quel sentimento in cui tanto credi arriverà, lo sai, ne sei certa.

L’altra sera camminavi lungo le strade di Monaco, ad un certo punto ti sei fermata ed hai guardato un muretto che perimetrava un piccolo ponte sul fiume. C’era una frase scritta, in modo perfetto, proprio perché, il messaggio in essa contenuto, doveva arrivare direttamente nel cuore di chi avrebbe saputo afferrarlo.

“A single thought of you….Made me fall in love”

Ti si è aperta una voragine nel cuore, hai sorriso, hai immaginato un uomo che te lo dicesse. Continui ancora imperterrita a credere in questo amore romantico, in quest’uomo che un giorno verrà da te e ti dirà tutto questo. Perché in fondo che cos’è l’amore, se non un pensiero. Il pensiero di una persona che con dei piccoli gesti ti da serenità. 

“Io voglio un uomo che mi dica una cosa del genere!Ho puntato tanto su di me, so che posso ottenere tutto ciò che voglio! Lo sto vedendo con i miei occhi, allora per quale motivo, anche in amore dovrei accontentarmi? Non voglio, voglio avere il massimo anche lì!”

Queste le tue parole per rispondere a delle persone che rimangono incredule nel vedere una persona come te, credere nel romanticismo, nell’amore gentile, nell’amore che ti entra dentro e diventa la tua seconda energia. Quell’amore che non è un bisogno per sopravvivere, è quel qualcosa in più che ti viene nella vita, che riempie ancora di più le tue giornate, che ti fa nascere un sorriso nel momento in cui ci pensi. Non è un peso, è un arricchimento personale. 

Guardi quel vetro e tutto ciò che c’è oltre, guardi le foglie degli alberi verdi, che leggiadre si muovono insieme al vento che soffia delicato. Sospiri, tenendo tra le mani il tuo caffè caldo, piano piano lo sorseggi, e continui la tua giornata, che tra poco arriverà a termine. Ti senti bene. La tua mente però ha ancora una domanda da farti:

“Quante volte ti sei immaginata così?”

Non rispondi, lanci solo l’immagine nitida di te, esattamente la stessa immagine che avevi quando eri piccola. La stessa immagine a cui pensavi quando ti chiedevano “Che cosa vuoi fare da grande?”. Io mi immagino così….

Con un caffè tra le mani, seduta su di una sedia a guardare oltre un vetro di un palazzo gigante; osservo la mia vita, che anche in un giorno di pioggia, mi regala la curva più bella sul mio viso!

Vielen Dank München!

caffè-e-zucchero

Ed è già trascorsa una settimana…

È ormai trascorsa una settimana, da quando ho messo piede in terra straniera. Che vi posso dire, è tutto fantastico e perfetto. So che tutti penserete, si facile parlare quando si sta lì un mese senza dover pensare a nulla se non a parlare con altre persone. Però posso dirvi che comunque un minimo di cura di me stessa la devo comunque tenere e sopratutto non avete idea di quanto sia faticoso studiare una lingua e ritrovarsi a parlare perennemente un’altra di cui tu non hai altro, che le conoscenze base, studiate, o per così dire, a scuola. Sicuramente non è faticoso come alzarsi tutti i giorni e andare a lavorare, certamente è impegnativo.

Cosa sto vivendo? Cosa sto provando? Cosa succede intorno a me?

Sto vivendo un’esperienza fantastica, unica, che vada come vada, mi lascerà comunque un bagaglio culturale importante e una ricchezza interiore lodevole. Sicuramente Monaco è una città che offre tanto e con un intercultura pazzesca. C’è gente da ogni parte del mondo, ho avuto odo di conoscere persone che vengono dalla Croazia, Serbia, Macedonia, Francia, India, ecc. Adesso però, vorrei conoscere qualche tedesco, dato che in teoria dovrebbe essere quello il mio scopo. Mi sono levata qualche soddisfazione, ieri ho avuto il piacere di incontrare i miei futuri datori di lavoro. Sono entrata in questa struttura super moderna, persone gentilissime; in pochi minuti di conversazione mi hanno fatto i complimenti per come parlavo il tedesco, premetto che la sera prima, o meglio il giorno prima, ero super agitata perché pensavo di non essere in grado di affrontare una conversazione così importante, invece è andata molto bene. Sicuramente tutto questo mi ha tranquillizzato e mi ha reso più sicura di me per quanto riguarda la lingua, ma ammetto che un pochino di timore ed ansia ancora c’è. Non riesco a fare a meno di pensare all’esame che avrò a fine, come andrà? come sarà? Ma per ora non voglio pensarci.

Ancora sto cercando di ambientarmi, dopo una settimana non posso pretendere di sentirmi completamente cittadina di questa città, però posso dirvi che la sensazione fissa dentro di me è una piacevole leggerezza. Non vorrei più tornare, mi sento quasi in colpa ad aver voluto prenotare le vacanze in Italia e dover ritornare per sostenere l’esame. Vorrei tanto rimanere qui, trovarmi un lavoretto così, almeno finché non sostengo questo benedetto B2 e non tornare più. Ciò vuol dire che mi trovo bene, che la sento un po’ casa mia e tutto ciò è fantastico, pensate che brutto saper di doversi trasferire in una nuova città e quando finalmente ci vai ti ci trovi male. Sarebbe un po’ una sconfitta, me la vivrei male, ed invece penso a quanto sia tutto perfetto e fantastico. A quanto io sia felice e serena qui.

Ci sono dei però. Gli amici mancano, il mio cane mi manca, il mare ti manca, un po’ la tu routine manca, e per quanto possa sembrare assurdo mi manca anche una persona. Conosciuta per caso, eppure mi ha rapito fin dal primo istante in cui l’ho vista. Ci sentiamo tutti i giorni, mi riempi le giornate, a volte sembrano infinite qui, mi fai ridere e sai tirarmi su il morale. I tuoi occhi mi hanno rapito, il tuo odo di fare mi ha conquistato. Non ti ho ancora detto tutto, non pensavo sarebbe andata così all’inizio. Pensavo saresti stato uno dei tanti, invece forse questa volta non è così. Non so come prenderai questa cosa, tanto meno so come reagirai quando ti dirò certe cose. So che sei una persona intelligente, so che comprendi i miei motivi, sai che la mia intenzione non è quella di rimanere lì, non c’è futuro per me. Devo cominciare da zero e il mio zero è qui, a Monaco. Credo anche, che tu sia una persona intuitiva,perciò penso che tu abbia capito benissimo che ritorno ma poi riandrò via. Non so se tu stia facendo finta di niente, o stia aspettando che magari io ti dica qualcosa di più chiaro, però ogni tanto ci penso a cosa possa succedere. Se dovesse andare male non ci sentiremmo più, sentirei la tua mancanza, mi mancherebbe la tua buonanotte e il tuo buongiorno, i tuoi messaggi durante il giorno, le tue cazzate, insomma mi mancheresti in tutto e per tutto. Pensare di sentire tutto questo per una persona con cui ancora non c’è stato niente di fisico cavolo, forse questa volta rischio seriamente di scottarmi. E va beh, allora scottiamoci, tanto ormai indietro non posso tornare. E se invece andasse bene? O meglio, se tu decidessi di continuare? Troveremmo le nostre soluzioni, e forse il mio ritorno in estate sarebbe meno pesante, però una lacrimuccia quando ripartirò me la dovrai concedere.

Va beh, inutile starci a pensare ora. Qui ha deciso di piovere ed ovviamente io dovrei stendere i panni, mai una gioia anche qui! Devo anche andare ad un festival del vino questa sera, mi viene già da ridere, in che condizioni finirò?

Willkommen in München!

reisen-wegweiser

Questa volta no!

Eccoti!

Ancora qui?

Un’altra volta, seduta come sempre, con la tua sigaretta in mano e quel nodo in gola. Sai mi sto un po’ stancando di questa storia, ogni volta vieni qui e mi racconti solo le tue ansie, i tuoi timori e i tuoi pensieri negativi. Quando arriverà il giorno in cui ti siederai e mi racconterai di quanto è stata bella la tua giornata? Ti ricordi i primi tempi, in cui mi raccontavi ciò che ti accadeva, e con quel fare molto comico descrivevi le tue giornate? Dove è finita quella parte di te?

Sono giorni che la tua mente vaga sempre nella solita direzione. Il tuo pensiero fisso è la partenza ed è giusto, anzi giustissimo, ma credo fermamente che tu non te la stia vivendo nel modo giusto. Sono d’accordo con te sul fatto che hai mille giri da fare, documenti, fogli, preparare la valigia e tutto il resto ma, così facendo, ti sta rovinando gli ultimi giorni qui nella tua città. Non ti godi questo tempo che ti rimane, vai a trovare le persone e ti senti bloccata, esci di casa e sei nervosa, vai a correre e non riesci a sfogarti. Non è così che volevi andassero le cose, quindi perché adesso fai di tutto perché le cose vadano nella direzione opposta a quella che vuoi? 

Mi dispiace non starò ancora una volta qui seduta a sentire te che ti lamenti o che ti fai prendere dal panico. Hai 30 anni, hai una nuova vita davanti tutta da costruire come più desideri, hai degli amici fantastici che ti vogliono bene e che stanno aspettando solo di poterti salutare nel modo migliore e saranno le stesse persone che saranno qui al tuo rientro. Capisco che l’ignoto fa paura, capisco che non sapere cosa accadrà mette paura, ma è questo ciò che hai voluto. Se decidere di cambiare vita fosse la cosa più semplice del mondo, la farebbero tutti, non ci sarebbe nulla di speciale dietro a tutto questo; invece mia cara ci vuole un gran coraggio per prendere mollare tutto e andarsene. Tu questo lo sai molto bene, il coraggio ce l’hai, solo che non vuoi vederlo, non vuoi lasciarlo uscire. Io non capisco che cosa ti blocchi, quali paure hai, o forse si; le conosco, devi trovarle da te, non posso stare qui ogni volta a dirti io cosa devi fare e cosa devi combattere. No questa volta andrai da sola mia cara. 

Che vorresti fare? Tornare indietro? Sai che non è possibile, quindi, bellezza prendi le tue gambine, la tua valigia e i tuoi sogni e comincia a camminare, che di strada ce n’è tanta da fare, sei solo ai primi passi. E proprio perché sei ai primi passi, già ti fai prendere dalla paura? E quando sarai su definitivamente che cosa farai? Tornerai con la coda tra le gambe nelle braccia di tua madre? Certo può accadere benissimo tutto ciò, ma può anche non accadere, datti il tempo di scoprirlo. Perché cerchi sempre di demoralizzarti ancor prima che qualcosa accada? Magari adesso sei qui seduta e ti fai le tue mille paranoie e magari quando starai su non vorrai più tornare per quanto stai bene. Perché non cerchi di vedere il lato positivo della situazione? Guarda tutto ciò che di bello può accadere, pensa a tutto quello che puoi fare, a tutte le emozioni che potresti provare, ai luoghi che potrai visitare. Non ti lasciar abbattere questa volta. Non far vincere la tua paura, tanto una volta imbarcata e messo il piede per la prima volta in quella città, la tua paura dovrà svanire per forza. Sarai da sola, non ci sarà nessuno che ti dirà cosa fare e cosa non fare. Non ci sarà nessuno che ti aiuterà a capire cosa dicono, sarai tu, e tu, e solo tu! 

Comincia a fidarti di te, delle tue intuizioni, delle tue emozioni e di ciò che questo mondo ti offre. Di cazzate ne farai tante, ma le faresti anche se tu rimanessi qui, forse anche peggiori di quante ne potresti fare lì. Vedila così, almeno lì nessun ti conosce, nessuno sa chi sei realmente, puoi inventarti una nuova vita. Puoi finalmente rinascere come vuoi tu, puoi crearti una nuova identità, decidendo tu come impostarla e in che direzione indirizzarla. 

Vogliamo parlare della tua paura, visto che ci tieni tanto? Bene, non sprecherò molte parole a riguardo. Ti dico solo, vedi cosa stai facendo e cosa stai provando, questa è la tua paura, la tua paura più grande, la solitudine. Beh, parti dal presupposto che avendola già identificata, già sai cosa devi affrontare, 10 punti a Grifon d’oro! Sai che cosa ti provoca tutto questo, sai che cosa devi fare per superarla, che altro vuoi?

Datti tempo! Devi aspettare quella benedetta partenza e quel benedetto arrivo per superarla, non puoi fare altro. Sei dieci passi avanti a tutti, sapendo già che cosa è che ti tormenta, ma in questo momento non puoi fare nulla a riguardo. Puoi solo attendere quel giorno. Guarda il fatto che, si non sarai una cima, ma un minimo di lingua la conosci; tutte le persone che sono prese e partite così, senza niente, senza sapere neanche una parola di tedesco che dovevano fare? Dovevano farsi prendere dal panico e non partire? Perché dove cazzo vai in un altro Paese di cui non conosci nemmeno la lingua, e neanche a dire che sia facile da imparare. Non è così, le persone prendono e partono, prendono e cambiano vita, senza crearsi troppi problemi a riguardo. Tu almeno un minimo di lingua la sai, non devi lavorare, devi solo studiare e fare ciò che vuoi. Potrai svegliarti ogni singola mattina e decidere tu come impostare la tua giornata, senza nessuno che ti venga dire che stai sbagliando oppure no. 

Quindi smettiamola con tutte queste storie, queste paranoie del cazzo inutili, che ti servono solo per farti perdere tempo e non lasciarti concludere alla grande questi giorni. Tira fuori quel coraggio che tanto ti piace e ti carica. Fatti valere, fa vedere chi sei realmente. Andrà bene? Andrà male? Chi se ne frega! Tu l’hai fatto, sarà un’esperienza che potrai raccontare, sarà una parte della tua vita vissuta, sentita. Di che cosa hai paura? Che la gente possa dire “Guardala è andata e tornata con la coda tra le gambe” e lasciaglielo dire, tu ti potrai sempre girare e dire “Almeno io ci ho provato e so che non fa per me!”; ma tu vorresti che la gente invece dicesse “Guardala ha preso, è partita e ce l’ha fatta!”, perciò se vuoi questo, fa di tutto perché la gente lo dica. Non fare le azioni che ti portino tutto il contrario di quello che desideri, fai le azioni che ti servono per ottenere quello che vuoi. 

Perciò mia cara, sono abbastanza stanca, questo caldo mi massacra, tu e le tue paranoie mi massacrate ogni volta. Non ho intenzione di stare qui ulteriormente ad arrabbiarmi e sprecare energie. Voglio andare a prendere il sole e godermi questi giorni d’estate. Se avrai bisogno di me sai dove trovarmi, ma per favore, fa che questa volta sia perché tu mi voglia raccontare:

“Di quanto sia bello sorridere alla vita!”

sorridereallavita

Un ciclo si sta chiudendo…

È trascorso un po’ di tempo da quando ho scritto l’ultima volta, so che dovrei sfruttare questo tempo per continuare studiare, so che potrei fare altre mille cose in questi pochi minuti, in cui mi sto dedicando a me. Ho bisogno di una pausa, ho bisogno di ritrovare il mio tempo, mi manca. Mi manca me stessa, mi manca ritrovarmi ogni tanto sul letto e pensare “Adesso cosa faccio?”. Non c’è più la palestra, non ci sono più praticamente le uscite con gli amici, non c’è più il tempo di andare al parco con il mio cane. Che cosa me ne faccio di una vita in cui non posso godermi il mio tempo, in cui questi minuti che scorrono non li posso sfruttare come più desidero? Nulla!

Faccio il conto dei giorni che mancano alla fine di questa tortura, sembrano infiniti, interminabili. Questo peso si rende più forte ogni giorno che passa, mi vedo il viso e per quanto lo ami lo vedo segnato. Vedo che non risplende come sempre, vedo che questa situazione grava sempre di più sul mio corpo e sulla mia psiche. Perennemente nervosa e con mille pensieri nella testa, il sonno e la stanchezza fedeli compagni.

Sembra trascorsa un’eternità dal giorno del mio compleanno, in cui mi sentivo in rinascita,  sentivo di avere tra le mani il mondo intero. Probabilmente avrò tirato troppo e non riesco più a recuperare. Eppure vorrei che quella sensazione di benevolenza ritornasse da me, quell’energia che avevo in quei giorni. 

Prenditi la tua pausa, quell’energia ritornerà, quel giorno arriverà manca poco. Come se stessi agonizzando. Pensa che sei riuscita a dire basta. Hai messo te stessa al primo posto finalmente, rimani in attesa. Devi imparare proprio in questi momenti a mantenere la calma e non farti mandare giù da queste emozioni che si creano. Pensa ai momenti belli che trascorrerai con i tuoi amici prima del fatidico giorno, quella santa mattina in cui metterai finalmente piede su quell’autobus che ti porterà a chilometri di distanza da questo posto che ormai ti ha sfiancato, ti ha levato tutta te stessa. 

Ti ricordi tempo fa pensavi “Mi trasferirò solo nel momento in cui avrò concluso il mio lavoro qui!”? Beh, il tuo lavoro si sta concludendo, pensa a quanto sei maturata in tutto questo tempo, pensa a come hai agito nell’ultimo periodo. La Franz di dieci anni fa agiva di impulso, faceva casini su casini, era giusto così, avevi solo 20 anni allora, eri ancora un tumulto di “voglio” “potrei” “non vorrei” “forse si, forse no” “ma io voglio altro”. Ti ricordi anche, quando eri bambina come ti immaginavi da adulta? Era sempre la stessa, e con tutte le tue forza hai cercato di distruggere perché pensavi che tu non saresti mai stata in grado di realizzarlo? Ok. Adesso guardati! Voltati verso quello specchio e osservati. 

Che cosa vedi?

Vedi una ragazza di trentanni con i capelli bagnati, con i suoi chili di troppo, con quella tristezza negli occhi, la stai imparando ad amare. Quella tristezza che ti accompagna in questo periodo. Perché devi essere triste? Sorridi perché tu non sei quell’immagine che stai guardando. Tu sei altro.

Tu sei quella donna che si sta costruendo un futuro con le sue mani. Tu sei quella donna che ha il coraggio di sfanculare il mondo per la sua vita. Tu sei quella donna che un giorno ha deciso che la sua vita sarebbe stata diversa. Tu sei quella donna che tira fuori le palle quando ce n’è bisogno. Tu sei quella donna che ha sempre una parola carina per qualcuno. Tu sei…Tu sei tutto questo e oltre. Sei quella persona che, con una diagnosi in mano, non si è lasciata abbattere, ha preso ed ha deciso di cambiare completamente la sua vita. Non ti piace fare la vittima, non ti è mai piaciuto come ruolo, non ti appartiene, forse per questo molto spesso te ne freghi e vai avanti. Sei quella donna che si dispera se finisce un rapporto a cui eri particolarmente legata, ma sei anche quella donna che per stare bene lei trova il coraggio di chiudere. Sei anche quella donna che prima dice si e poi dice no. Sei anche la donna con tutti i suoi difetti. Che poi parliamone, cosa vuol dire difetto? Che sei uno strumento? Un oggetto fabbricato male? No! 

Allora smettila di chiamarli difetti, non si hanno né pregi né difetti, si è! 

Semplicemente sei una donna con il suo carattere, il suo valore e le sue convinzioni, ma in una società in cui tutto è relativo, per quale motivo allora anche gli atteggiamenti di una persona non dovrebbero essere tali? Se un qualcosa è giusto per te, non è detto che lo sia per me e viceversa. Allora, chi sono io per venire da te a dirti che sbagli? Posso essere colei che ti dice, guarda questo atteggiamento mi ha dato fastidio, ma non sono nessuno per dirti devi cambiarlo per continuare ad avere un rapporto con me. Lo devi fare tu se vuoi farlo, se dopo un’attenta riflessione, pensi che sia corretto quel che ti ho detto, altrimenti è giusto che tu rimanga così come sei. Il cambiamento è diverso per ognuno di noi. Ognuno prende la sua strada, prende le sue decisioni e si assume le sue responsabilità. 

Quante responsabilità ti sei assunta nell’ultimo periodo? Ecco fai una faccia come se non sapessi neanche tu tutto quello che hai fatto. Ti rendi conto di quanto sia assurdo tutto questo? Sei qui seduta e pensi che come sempre non hai fatto nulla, ti guardi allo specchio e vedi solo ciò che non ti piace di te. Eppure alla domanda fatta prima, la prima cosa che hai fatto spontaneamente, è stata dire troppe! Vuoi un elenco veloce? Bene: ti sei iscritta ad un corso di lingua, hai rinnovato il tuo contratto d’apprendistato in indeterminato, sei partita per la tua futura città, ti sei illusa e disillusa, hai creato nuove amicizie, hai avuto le palle per rinunciare solo dopo due mesi al tuo contratto, hai preso ed organizzato la tua partenza in poco più di una settimana, hai le palle per andare un mese in un’altra città da sola, senza conoscere nessuno e viverci, così, come andrà andrà. Trovamele altre persone che lo fanno. Con quante persone hai parlato che ti hanno detto “Tu hai il coraggio di fare ciò che tutti quanti vorremmo fare”. Eh già, il coraggio… Domenica piangevi come una bambina mentre guardavi alla televisione l’addio del tuo idolo, colui che ti ha fatto amare uno sport, per la quale hai buttato soldi, lacrime, gioie e dolori, senza il quale però non sai stare. In fin dei conti anche se lo segui meno ultimamente, quando torni a casa e sai che c’è la partita la guardi, ti incazzi e gioisci quando il pallone gonfia quella rete. Vedere quell’uomo in tv con le lacrime agli occhi, pensare che hai appena compiuto 30 anni, che tra un mese sarei in terra straniera. Beh cavolo, vuoi mettere? Penso che chiunque si sentirebbe un attimo frastornato da tutto ciò.

Quindi invece di venire qui e scrivere tutti i tuoi cazzo di pensieri negativi che ti passano per la testa; prova a sederti davanti allo specchio, guardarti e pensare “Sono obesa!” “Sono bella!”, “Sono pessima” “Sei fantastica cosi”, “Dovevo agire diversamente!” “Ho avuto il coraggio di farlo!” e così via… Sentiti padrona di te stessa, tutto quello che stai facendo, lo stai facendo al meglio delle tue potenzialità. Quindi non disperarti se i tuoi testi in un’altra lingua sono pieni di errori, ce ne sono altri che sono giustissimi. Non disperarti se per ora non vedi la tua forma fisica perfetta, quando meno te l’aspetti la vedrai, e magari non sarà neanche come te la immaginavi. Pazienta e rilassati, la tempesta passerà come sempre, devi solo attendere, ma nel frattempo, non ti dico gioisci perché altrimenti ti dovrei ricoverare, ma sopravvivi.

Guardati intorno e sorridi, perché tu almeno hai il coraggio di provare a vivere la tua vita!

viaggi-su-misura

Non ho mica 15 anni!

Donne, donne, mie care donne!

Panterone e non, gentili e non, carine e non… Ad un certo punto il “Vaffanculo” vi esce di cuore.

Sto elaborando solo ora ciò che è accaduto quest’oggi, mentre ero a lavoro. Un mio collega, premetto che sia un bellissimo ragazzo, quest’oggi ha ben pensato di riprendere le sue effusioni verso di me, un gatto è più discreto! In non so quale mio neurone sia scattato l’impulso di voler lasciare andare gli ormoni e fare la civettuola anch’io, ma almeno sono stata discreta, nota particolare per me, dato che spesso lascio andare la mia lingua senza filtri. 

Lo chiameremo, come mi piace dare i soprannomi, “Il Piacione”, per non essere offensiva, il contegno deve essere sempre mantenuto, come il Bon Ton richiede. Ci incontriamo all’inizio, ci salutiamo e tutto fila liscio. Sapevo che dopo aver chiuso la cassa sarei dovuta andare nel suo reparto per concludere le ore rimaste di lavoro, invece di stare nel mio. Ci incrociamo e gli domando fino a che ora sarebbe stato in turno, risponde che avrebbe staccato alle 16, per cui saremmo stati insieme durante il mio turno. Passa la mattina, finisco il mio turno in cassa e me ne vado riccamente in pausa per il pranzo. Piacevole incontro i un altro collega che mi fa vedere dei video della figlia, dolcissima, come dico sempre, finché sono degli altri sono tutti belli! 

Caso vuole che anche lui va in pausa mentre io sto uscendo a fumare una sigaretta, si mette seduto vicino a me e chiacchieriamo del più e del meno; il sole oggi era caldo, ma l’aria fredda, eppure alle 13 su quegli scalini si stava così bene. 

“Non vedo l’ora sia quest’estate!”

“Che fai quest’estate?”, rispose lui. Gli avrei voluto dire “Io me ne vado a fare in culo in Germania tra due mesi, vi abbandono, vi dico addio, vado a fare quello che desidero!”, non so cosa sia successo ai miei neuroni, hanno saputo filtrare questa mia frase in modo impeccabile. Rimanendo sul vago: “Non so, tu che fai?”, “Io vado ad Ibiza!”, come se fossi fico!, “Ma la parte dei locali o l’altra parte?”, con un tono molto tranquillo senza dargli troppa importanza, per fortuna che stavi lasciando andare gli ormoni. “No, no con le persone con cui sto organizzando abbiamo deciso per l’Ibiza Light. Vieni con me, però solo se poi mi baci!”. Non so che faccia avrò fatto in quel momento, ma almeno non lo stavo guardando in faccia, altrimenti non so se i miei filtri avessero funzionato a dovere. 

“Col bacio? E che ci faccio, scusa? Mica ho 15 anni che mi accontento del bacio!”, scusa allora ti posso ringraziare dal punto di vista per avermi dato della giovane, ma cavolo per davvero ti pensi che ho bisogno della favoletta infiocchettata? Dai su, i miei ormoni sono scomparsi in quattro e quattr’otto! 

“Hai capito, si!”, la sua risposta. Rispondi a questa ora, sarai anche uno psicologo specializzato, ma credo che questa volta te l’ho resettato io il cervello. Scusate, ma quando ci vuole l’orgoglio femminile deve uscir fuori. Va beh per fortuna il tempo ha deciso di passare , rientro a lavoro e via. Arriva l’orario in cui avrei attaccato al suo reparto, vado e mi metto a sistemare dei prodotti. Ad un certo punto dovevo andare nel deposito dove teniamo degli oggetti antifurto e lui viene con me; nel mentre che ci dirigevamo verso il deposito, ecco che di nuovo se ne esce con la storia del bacio; allora o ci fai o ci sei! 

“Beh però visto che andiamo insieme mi devi baciare!”

“Ancora con questa storia? Che ci faccio con un bacio, non sono una ragazzina, o prendo tutto o niente!”; ok probabilmente me la sono voluto sentire fica in quel momento, ma dai a 30 anni, non posso farmi prendere in giro cosi! Ecco, che comincia con il suo elogio al luogo che chiama “Il gazebo dell’amore”; allora senti, con tutto il bene, credo che tu non abbia capito che non me ne faccio nulla di queste cazzate, o fai l’uomo oppure lascia perdere tanto non me ne frega nulla. Va beh evidentemente nelle sue vite precedenti sicuramente non sarà stato una volpe! 

“Cos’è questo gazebo dell’amore?”, povera idiota pure te che cosa ti aspetti, ti piace andare fino in fondo eh!

“Non conosci il gazebo dell’amore?”, scusa se non mi sono fatta nessuno del negozio né alle feste né in qualunque altro luogo di lavoro, perché io già mi stresso al sol pensiero di passare qualche ora per una relazione, figuriamoci se me lo devo trovare pure 24 h su 24 h. Detto questo comincia a ripeterlo tipo pappagallo, sicuramente lo è stato in passato! 

“Non so se devo preoccuparmi di più del fatto che tu lo conosca così bene o se esserne contenta!”, ormai ogni speranza è andata vana. Se l’ormone era completamente andato, probabilmente anche il mio neurone che aveva stimolato l’impulso iniziale si era lisato per disperazione. “Ma dai, vieni a vederlo”, mentre io me ne stavo tornando nel negozio rassegnata sempre di più alla stupidità del genere XY. Ancora una volta insiste, decido di tornare indietro per dargli contentino. “Dai vieni ti faccio vedere quanto è bello al buio!” io ormai, anche il mio viso esprimeva da tutti i pori la mia stanchezza a riguardo di questo gioco infantile. Ancora una volta insiste ed io questa volta mi tiro indietro completamente voltandomi ed esclamando: “Ma dai che è! È così squallido!Vuoi mettere scusa la situazione di una serata in albergo, ti svegli il giorno dopo e fai colazione e poi ciao chi si è visto si è visto!”, non credo di chiedere la luna! Uomini le situazioni sono più facili di quello che vi credete, relax, troppi voli pindalici, avete toppato strada!

Per una volta sei riuscita a tirare fuori l’orgoglio verso te stessa, e non ti sei abbassata a racimolare qualche briciola, solo per soddisfare qualche bisogno che non ti avrebbe lasciato nulla, se non il vuoto. Mi piace farmi le mie serate, non ci vedo nulla di male nel passare una notte e poi dirsi ciao, si vive benissimo e siamo due persone più felici entrambi senza troppi impegni. Sicuramente chi si comporta così può sembrare infantile, svogliato, senza un obiettivo relazione, ma se vi devo dire il mio punto di vista, sicuramente di parte, scusate, ma io non ho alcuna intenzione di accontentarmi e se nella mia vita pretendo tanto da me stessa, pretendo anche che accanto a me ci sia una persona che ritengo alla mia altezza, ben lontana dal volersi sentire superiore a qualcuno. Dico sempre di credere nell’amore romantico, nel mio grande amore; è proprio questa credenza che mi porta ad essere selettiva e non accettare briciole, ma anche il mio corpo ha bisogno di essere soddisfatto.

Detto questo, signore mie! Non arrendiamoci, come tutte le statistiche, anche per l’uomo dei sogni ne esiste una: 

” 1 su 10 pianeti dell’universo, avrà avuto quella botta di culo d’aver così ben mischiato il DNA da poter risultare quello [intelligente]”

orgogliosa di me

Vorrei dirti che…

Toc, toc….

Click…

“Scusa se piombo da te in questo modo e a quest’ora, ma non posso resistere.”

“Che cosa succede?”

“Niente di grave, ma devo farlo”

Silenzio…

“Sono qui davanti a te, non posso più tirarmi indietro.”

Silenzio…

“Sto facendo qualcosa che prima non avevo mai fatto, non credevo che ci sarei mai riuscita, ma ormai ci sono.”

“Puoi dirmi tutto, tranquilla”

“Fosse così semplice, l’avrei fatto da tempo immemore, forse non lo direi neanche con così tanta enfasi. Sono un tumulto di emozioni, sono felice ma allo stesso momento sto impazzendo dentro. Ti guardo e mi perdo, ti ascolto e mi perdo, ti parlo e non mi escono le parole. Non so cosa sia successo, è successo tutto così improvviso.”

“Quella sera, non so se maledetta o benedetta, hai preso la mia testa e l’hai delicatamente posata sulla tua spalla, la tua mano ha cominciato ad accarezzare i miei capelli. Il mio cuore ha cominciato a battere forte, mi sentivo al sicuro; la mia mente entrò subito in allarme, aveva intuito subito che c’era qualcosa di diverso. Non volevo credere alle mie emozioni, le misi in disparte. Per un po’ ci riuscii, ma poi era più forte di me, delle volte non resistevo, dovevo fare qualcosa, di insignificante, perché quelli erano i gesti di inviarti i messaggi nel cuore della notte, o scriverti senza motivo. Ho continuato a mettere in disparte le mie emozioni per te. Tutte le volte che ci incontravamo, eravamo sempre in compagnia di qualcuno, non siamo mai rimasti da soli, lo desideravo tutte le volte, ma non accadeva mai. Cercavo invano di starti accanto senza lasciar trasparire nulla, ci riuscivo molto bene, forse perché tra noi c’è sempre stato questo rapporto molto affettuoso. Alla fine mi arresi a loro, ma come sempre non riuscivo a fare il passo che dovevo senza aver prima chiarito tutto con altre persone, è una mia caratteristica, molto odiosa, forse dovrei provare ad eliminarla.

“Mi piace Tigrotto” dissi, “Va beh qual’è il problema?” disse il Nerd, “Alla fine siete entrambi miei amici, posso solo essere contento se tra voi nasce qualcosa, tanto tu credo, voglia solo una cosa così, visto che parti!”; crollò per un attimo il silenzio, di botta risposi “Si!”, ma sapevo che così non era; me ne convinsi.

Passò il tempo, sai che non passai un gran bel periodo. Nello stesso momento, sai che avevo la testa per qualcun altro. Presi la mia decisione di partire, in quel momento non avevo in mente altro che trovare una via di fuga. Volevo solo scappare da tutto, volevo trovare la mia via d’uscita da tutto quello che stavo vivendo. Volevo dirtelo di persona, ma seppi in anticipo che già qualcun altro te l’aveva detto. Ci rimasi male, mai che riesco a fare qualcosa come voglio io, sarebbe stato il mio riscatto, forse sarei anche riuscita a dirti quello che mi stava accadendo dentro, anche se ci credo poco; sono una fifona in fondo, ho paura ad aprirmi alle persone, sopratutto quelle per cui provo qualcosa. So salire su un ring ed affrontare chiunque, ma non so dire “Mi piaci” a qualcuno; che gran controsenso la vita! 

Lasciai andare, ormai anche questa opportunità era andata. Ci sentimmo per vederci una domenica pomeriggio, desideravo tantissimo stare da solo con te ma anche questa volta niente. Avrei dovuto essere esplicita, però poi avresti capito, o forse no, insomma non lo so; fatto sta che eravamo con varie persone, mi abbracciasti dicendomi “No non partire!”, ti abbracciai, rimasi di ghiaccio, non me l’aspettavo, sorrisi e dissi “C’è tempo”. Passammo quell’assurdo pomeriggio, quando giunse la sera, salutammo tutti, arrivammo sotto casa tua, prima che prendessi il motorino per ritornare a casa, ci abbracciamo, ricordi? Fu un qualcosa di qualche minuto, fu immenso, infinito. Quanto volevo dirti tutto, volevo baciarti, volevo guardarti negli occhi. Non volevo più distaccarmi da te. Un bacio sulla guancia e andammo a casa. Eppure ci lasciammo con dell’amaro in bocca. Nessuno dei due aveva avuto il coraggio, la tensione di quel momento poteva tagliarsi con un coltello. Arrivò capodanno, che serata, abbiamo fatto i danni eh?

Mi viene da ridere, scusa, però è stata divertente. Quella serata non poteva concludersi in modo diverso, però non ti ho mai detto che io non volevo andasse così. Un po’ come tutto quello che è successo tra di noi. Ormai ero convinta che era una cosa semplice, senza significato, a cui davo troppo peso ed invece il mio intuito aveva ragione; nel momento in cui ci siamo baciati intuii che non sarebbe finita lì, almeno per me. Dopo quella sera provai a cercare di farti capire che per me non era conclusa, so che scriverti tutti i giorni non è il massimo della chiarezza, per una come me, però, che ha paura anche a mandare un messaggio tutti i giorni, era un passo importante. Credevo fosse chiaro, invece, la sera del cinema vidi il tuo atteggiamento, distante, un bacio sulla guancia e il far finta di nulla. Rimasi delusa, rimisi le mie emozioni in quel posto dove non potevano più uscire, ritornai a convincermi che era stato un gioco, un gioco bellissimo, con il quale mi ero scottata, non troppo. Passò il tempo ed io stavo sempre peggio, contemporaneamente concludevo la mia storia d’amore idilliaca, con la persona che ho amato più di tutte. 

Abbiamo creato un bel gruppo, certo un po’ strano, un insieme di persone che non centrano nulla l’uno con l’altro, ma se guardiamo bene, siamo sempre noi tre. Accadde quella sera di sabato, andammo in discoteca, presi probabilmente dall’euforia della serata, un po’ l’alcol che circolava, io e il mio fumare, si era creata un’atmosfera piacevole. Ci baciammo, ma tu baciasti anche tutte le altre, per cui non diedi troppo peso a ciò che era successo. Continuai così a reprimere tutto ciò che sentivo verso di te. Si è vero ogni tanto ci scambiavamo delle effusioni o i nostri soliti messaggini carini, ma come ti ho già detto, non gli davo peso, era il nostro rapporto amichevole. Arrivò però quel sabato sera di qualche settimana fa; non so se te lo ricordi. Io non lo potrò mai dimenticare, fu la sera più bella in assoluta, quando ti ho visto correre verso di me, a braccia aperte, mi hai abbracciato e baciato. Non riuscivo a crederci, mi sembrava quasi impossibile che fosse successo, avevo appena ammesso davanti a Valentina che mi piacevi, mi avevi appena baciato davanti a qualcun altro; mi convincevo che fosse solo un film nella mia testa. Così è stato fino ad adesso, ormai sono arrivata ad un punto in cui non riesco a mettere da parte le emozioni. Ecco perché sono qui!

Mi piaci! Mi piace il tuo carattere dolce, il tuo modo di accarezzarmi, di abbracciarmi, di farmi provare emozioni, di parlarmi, di guardarmi, insomma Mi piaci. Che altro devo dire… Forse ho detto anche troppo, mi dispiace per questa apparizione, per questa improvvisata, so che non te l’aspettavi, non mi aspetto che tu provi lo stesso per me, perdonami se ti ho turbato con i miei atteggiamenti, con i miei modi di fare, avrei dovuto essere chiara fin dall’inizio, ma si sa, il tempismo non è il mio forte, anche questa volta ho sbagliato i tempi e i modi, sono un disastro! Concedimi questo, fammi partire libera da questo peso.”

Silenzio…

“Io vorrei, invece, dirti che…”

improvvisamente

 

 

 

 

La prima volta non si scorda mai!

Non so spiegare la mia prima volta. Fu un tumulto di sensazioni. Già dalla notte precedente sentivo tutte le mie cellule fremere da quel mix di gioia e paura. Preparavo quella valigia, senza pensare troppo a cosa mettere, giusto per il completo da indossare per il mio primo sabato sera in una città a me sconosciuta. 

Mi sembra di rivivere l’adolescenza, in un corpo di una di quasi trent’anni, tutto ciò che sento mi sembra nuovo, sconosciuto, ahimè! Come se in questi anni passati non avessi sentito nulla. 

Ed è bellissimo, mi piace questo stato d’animo. La curiosità di chi ancora nella sua vita vuole conoscere, sperimentare, intuire e sbagliare. Chiusa la valigia, sistemato la stanza in modo che il ritorno, sarebbe stato più delicato. 

Il suono della sveglia quella mattina non ti infastidiva, sapevi che per una volta avresti fatto tutto con calma, ma sempre con quel pizzico di ansia per la tua abitudine a fare tardi. Probabilmente i tedeschi ti dovranno insegnare proprio questo. Colazione al bar, un po’ per pigrizia è un po’ perché volevi vederlo. Un gioco che sai non porterà da nessuna parte, ma ti piace. Sai che tutte le volte sarà qualcosa che andrà perduto, eppure tu insisti, ogni volta provi senza chiederti perché; sei diventata naturale con le persone che te lo permettono. Una bella colazione italiana poi velocemente corri alla stazione a prendere il treno, destinazione aeroporto. Non è la solita sensazione, sai che non sarà un viaggio come tutti gli altri. Vai a conoscere la tua futura casa. Non ti sei posta minimamente il dubbio che potesse andare male, non una sola domanda, volevi solamente salire su quell’aereo. Qualcosa ti manda tutti i segnali per capire che stai facendo la cosa giusta, per come sei fatta ora, tu non sarai mai sola. Questa è la tua prova. Stai dimostrando a te stessa, che anche da sola, puoi andare ovunque. Puoi fare tutto ciò che vuoi. 

Guardati quanto sei cresciuta, sorridi per quella che sei ora, ringrazia per il tuo passato, colui ti è servito ad essere quella che sei ora. Un’incosciente con la forza di un’adulta. 

Seduta al finestrino sembri una bambina al suo primo viaggio in aereo, hai visto ogni paesaggio e ti sembrava tutto così fantastico. Eri stupita. Al passaggio sopra le Dolomiti, imbiancate, con le loro vette e quegli spazi infiniti, immaginavi quanto ti piacerebbe sguazzare dentro tutta quella neve. Come un bambino al suo primo bagno al mare. Sei una bimba cresciuta. La durata breve del volo, più il tuo interesse per il paesaggio hanno fatto terminare il volo, senza che te ne accorgessi. Finalmente uscite dall’aeroporto, ti sentivi a casa. Gli occhi della bambina brillavano. Si va a prendere il treno per andare all’albergo, posare il bagaglio e cominciare il tour per la città. Arrivi in albergo, provi a parlare con quei pochi termini in lingua tedesca che conosci, il receptionist ti comprende e ti parla nella sua lingua, in realtà tu non sai come, lo comprendevi, anche se il tuo orecchio ascoltava solo un insieme di suoni senza alcun significato. Sali in camera, posi tutto, ti sistemi, guardi la mappa e decidi l’itinerario. Scendi, ti fermi alla reception e ti ritrovi a tenere una conversazione in tedesco. Rimani incredula di esserne uscita abbastanza bene. Prima tappa negozio per mangiare. Passeggiata e rientro all’albergo. Riposo veloce e si riparte. Si va per il centro, sei contenta, emozionata, con la voglia di scoprire ogni piccolo dettaglio. Vuoi saperne sempre di più, vai a vedere i luoghi più importanti, ma ti piace anche girare per le viette e i negozi del loco. 

La mattina del giorno seguente la tua destinazione è il paese dove andrai a vivere. Prendi il treno e sei convinta che ci vogliano 40 minuti, nei tuoi sogni, ce ne vogliono solo 10. Scendi alla stazione e ti ritrovi in un luogo silenzioso, baciato dal sole, dove non si vede nessuno. C’era un’aria leggera, una quiete piacevole e giusto qualche persona qua e là, ti fermi per un caffè lungo una via, cammini e ti guardi intorno, vedi che tipo di abitazioni ci sono, come sono strutturati, che tipo di autobus passano, i vari locali per uscire la sera. Ti immagini già con le tue cuffie nell’orecchie, Birillo accanto a te ed iniziare le tue lunghe passeggiate, alla ricerca di luoghi nuovi e rilassanti. Ti sembra tutto fantastico, idilliaco, è proprio la tua casa.

Non avresti mai messo in dubbio questo, da quel giorno che hai letto l’annuncio, l’idea Monaco di Baviera ti allettava. Questa è stata solo l’ennesima conferma di aver fatto la scelta giusta. 

Passa il tempo, ma non come credi tu, guardi l’orologio e la giornata è ancora lunga. Il tempo in quel posto si è fermato. Riesci a fare amicizia con un signore del luogo, vi capite e lui ti lascia anche il biglietto da visita di un locale che hai visto lungo la strada. Tutti ti dicevano che erano freddi, sarà stato il sole, sarà l’inizio della primavera, sarà che tutto andava al proprio posto, tu non ti sentivi sola.

Si rientra a Monaco, ulteriore giro della città, rientro in albergo e riposino pomeridiano. Sveglia, preparazione e tutto è pronto per passare una piacevole serata ad un locale per fare conoscenza della persona che sarà il tuo appoggio, sopratutto i primi tempi. Conversazione piacevole e entusiasmante conoscenza, con i suoi pro e i suoi contro messi lì davanti ai tuoi occhi, raccontati di chi prima di te ci è passato. Sei riuscita ad immaginarti nella sua situazione e cosa ha provato. Ed anche se le ansie hanno preso il posto delle gioie tutto questo ti ha fatto demordere. 

Il giorno seguente si ritorna alla tua città natale, ma non hai ancora terminato i tuoi giri. Concludi la tua visita andando al parco, tutte le valigie al seguito te lo sei girato tutto, ti sei fermata ad osservare come delle persone, anche se qualcosa non c’è se la creano, come si sta una domenica in cui tutti riposano e si rilassano. Ti sei fatta prendere in giro da un tedesco per aver fatto tutto quel rumore con bagaglio, una signora è stata così carina di darti le indicazioni, di sua spontanea volontà, anche se tu non ne avessi bisogno. Sei arrivata all’aeroporto, con un anticipo spropositato, sigaretta qua, pennichella di la, il tempo passa e proprio nell’ultima ora ti giunge un ultimo regalo, un italiano che vive a Monaco da due anni. Ti racconta la sua vita prima e dopo, risponde a tutte le tue domande, ti dice cosa fare e come, e mentre ti dirigi con lui a fumare l’ultima sigaretta, vedi la fila al gate e pensi che ci vorrà un po’, scordandoti che non sei in Italia. Finisci la sigaretta, l’ultima conferma di un altro signore, e devi correre a prendere la valigia e andare al gate. La fila era scomparsa, l’autoparlante ti richiama al gate e in un attimo sei sull’aereo di ritorno. 

Rientri nella tua città in notturna, l’aereo è atterrato in anticipo, la durata è stata inferiore al previsto. Atterri ed esci dal terminal, felice perché ad attenderti c’era il tuo migliore amico, che ti ha regalato l’ultima emozione della giornata, non è venuto da solo, ma con altre persone, una delle quali, appena vista, ti ha cominciato a far battere il cuore. Appena fermato, sceso dalla macchina è stata la prima persona che hai abbracciato. 

Concludendosi al meglio, arrivi a casa, sali e abbracci il tuo amico a quattro zampe, guardandolo negli occhi ti confermi: “Abbiamo trovato casa!”

La prima volta non si scorda mai!

IMG_1724